Il bisogno di importanza

Francesco D'amelio
Il bisogno di importanza

Il bisogno di importanza

Il bisogno di importanza

 

Ognuno ha un cartello invisibile appeso al collo che dice «fammi sentire importante».

Mary Kay Ash, fondatrice della Mary Kay Cosmetics Inc.

 

Pensiamo ad un nostro dipendente: cosa lo fa svegliare ogni mattina, lo fa alzare dal letto, gli fa consumare la colazione, lavare i denti, lo fa vestire, uscire di casa e venire al lavoro? Che cosa lo motiva?

 

Fate questa domanda a dentisti titolari di studio e la risposta è quasi scontata:

il dipendente viene a lavorare per lo stipendio.

 

Ma siamo sicuri che le cose stiano proprio così?

 

Nessuno mette in dubbio che un dipendente, dopo aver lavorato per un mese, richieda giustamente il suo stipendio, ma c’è una sfumatura leggermente diversa.

 

Proviamo a vedere la faccenda da un altro punto di vista.

Pensiamo alla stessa persona di prima, ma questa volta è disoccupata.

Si sveglierebbe probabilmente più tardi e di certo non verrebbe a lavorare.

 

Il nostro disoccupato morirebbe di fame? Non avrebbe più un tetto sotto cui dormire? Verrebbe emarginato socialmente?

 

Assolutamente no!

 

Anzi, fra sussidi di disoccupazione, reddito di cittadinanza, ecc., potrebbe sopravvivere in modo più o meno sereno fino al prossimo impiego.

 

I soldi NON motivano il dipendente a svolgere il suo lavoro e tantomeno lo motivano a svolgere bene le sue mansioni.

 

Se non sei tu a dare loro uno stipendio, ci penserà un altro datore di lavoro, lo Stato oppure la famiglia.

 

Quindi se il dipendente non è motivato dai soldi, cosa lo spinge all’azione?

 

Il bisogno di importanza!

 

In altre parole, lui o lei viene a lavorare per farsi dire bravo/brava ogniqualvolta esegua nel modo corretto il compito che è stato affidato.

 

Loro, anche se non lo sanno, si svegliano ogni mattina ed entrano in studio sperando inconsciamente che il datore di lavoro dica loro frasi del tipo:

 

  • «Sono veramente contento di come hai gestito l’agenda.»
  • «Brava! Hai spostato l’appuntamento del signor Rossi.»
  • «Ottimo lavoro con lo sviluppo di quei modelli.»
  • «L’intervento era complicato: sei stata molto brava!»
  • «Sei entrata a far parte dello staff da poco, ma sei veramente forte!»

 

Come afferma Paolo Ruggeri nel suo libro “I nuovi condottieri”, un leader intelligente passa per l’azienda con l’obiettivo di lodare i dipendenti che svolgono bene un compito loro assegnato.

 

“Nessuno ti venderebbe mai la sua vita neanche per tutto l’oro del mondo, ma è pronto a regalartela in cambio di una medaglia.”

Napoleone Bonaparte

 

Ora ti svelo come applicare al meglio questa tecnica in uno studio dentistico.

 

Appena hai due minuti liberi vai in segreteria o da una delle tue assistenti alla poltrona, sorprendila mentre sta eseguendo un compito esattamente come hai chiesto e congratulati con lei per l’ottimo lavoro.

Fai molta attenzione ai due passaggi successivi.

 

Le lodi devono assolutamente essere:

  • sincere: se non lo fossero sembrerebbero ridicole o potrebbero addirittura essere scambiate per gesti di scherno
  • rivolte alla dipendente in modo personale: mai lodare una dipendente, dicendole quanto è brava, davanti ad una collega a cui invece non viene rivolto nessun apprezzamento. Pensa di avere davanti i tuoi figli e non trattarli diversamente: se ti trovi davanti due o più dipendenti, lodali tutti o non lodare nessuno. Quando invece sei a tu per tu con una assistente o segretaria, come ad esempio nel momento in cui lei ti fa assistenza, non essere avaro nei complimenti.

 

Se nutri l’ego di dipendenti e collaboratori, loro ti daranno il massimo ed il miglioramento del clima dello studio sarà immediato.

Il concetto è che loro devono assolutamente convincersi di essere delle ottime assistenti o segretarie.

Se credi di essere bravo, diventi bravo, non viceversa.

 

Non perderti i prossimi articoli dove continueremo a parlare della Gestione del Personale. Alla prossima, Collega!

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