I Collaboratori

Francesco D'amelio
I Collaboratori

I Collaboratori

Ciao Collega! Finora abbiamo visto in generale Come scegliere i collaboratori, ora analizziamo insieme alcuni casi specifici, come possiamo relazionarci al meglio con i collaboratori per fare i loro interessi e gli interessi del nostro Studio.

Il collaboratore ortodontista

Per quanto riguarda l’ortodonzia le cose si complicano.

«Io prendo il 70 % e posso venire da voi soltanto una volta al mese», questo è ciò che dice la maggior parte di loro. Inutile dirti che un professionista del genere, per quanto bravo, non potrà far parte del nostro team.

Quello che ricerco io è un giovane ortodontista che mi dia ampia disponibilità oraria e che si occupi anche di altre terapie.

È chiaro che non puoi prendere un dottore con grande esperienza e proporgli una cosa del genere. Dovrai, invece, cercare un ragazzo giovane (magari specializzato in ortodonzia) che abbia la voglia di seguirti.

Ai corsi mi domandano: «Ma io ho già un ortodontista che mi viene in studio due volte al mese e prende il 70 % del costo dell’apparecchio, come posso fare?»

  • trova un giovane ortodontista che accetti la tua modalità di retribuzione (te la spiego fra poco)
  • chiedigli almeno tre giorni a settimana
  • fagli frequentare i migliori corsi di ortodonzia (pagaglieli, se fosse necessario)
  • inizia ad affidare casi ortodontici al nuovo collaboratore
  • chiedigli di farsi seguire da un tutor di sua o tua fiducia per i casi più complessi (paga tu la consulenza se necessario)

All’inizio il mio metodo si rivelerà dispendioso, ma sul lungo periodo è destinato a dare frutti straordinari!

Comportati come farebbe un padre con un figlio e aiutalo a diventare una macchina da guerra. Quando sarai soddisfatto dei suoi risultati, interrompi la collaborazione con l’ortodontista storico.

Il professionista che prende il 70 % e viene una volta al mese, fa solo ed esclusivamente il suo interesse e non il tuo!

Spero che questi articoli ti facciano aprire gli occhi perché l’unico risultato che ottieni, da una collaborazione di questo genere, è andare in perdita arricchendo il tuo collaboratore.

 

Il collaboratore implantologo o protesista

Consiglio caldamente ad ogni titolare che si avvalga di questa tipologia di collaboratori di formarsi nei rispettivi ambiti.

Questo è molto importante per evitare di lasciare nelle mani di un collaboratore le branche più redditizie dell’attività odontoiatrica.  

 

Il neolaureato da tenere a debita distanza

Qual è il candidato neolaureato da tenere lontano dallo studio?

Chiunque vi dica qualcosa come: «Mi sono laureato ieri, prendo il 40 %, non faccio igieni, ti do disponibilità il lunedì pomeriggio e il mercoledì mattina.»

Altro neolaureato che vi sconsiglio caldamente è il figlio di un dentista, magari di un collega che conosci bene.

Ti spiego subito perché secondo me non è la scelta giusta:

  • Il giovane darà sempre maggior credito a quello che gli dice il padre rispetto a quello che gli insegnerai tu.
  • Probabilmente, la collaborazione è destinata a durare poco perché, prima o poi, tornerà da suo padre e lavorerà full time da lui.
  • Il figlio d’arte è più difficile da mandare via, soprattutto se si conosce bene il padre.

Altra tipologia da scartare è il neolaureato che non vuole superare il limite di fatturato del regime forfettario.

Fategli capire che, se continua a lavorare con voi, supererà di sicuro il limite dei 85.000 € l’anno di fatturato ma che, nonostante l’aumento del carico fiscale, porterà a casa più soldi di prima.

Se lo capisce bene, altrimenti perderà l’opportunità di lavorare per te.

 

Il collaboratore che può gestire più branche odontoiatriche

Premo molto affinché i nostri collaboratori sappiano gestire più branche possibili.

Questo è un grande valore aggiunto per loro, perché imparano tanto, ed è un grande valore aggiunto per me, perché mi aiuta molto a saturare l’agenda.

Avete presente quegli studi dove arriva l’endodontista il martedì?
La segretaria deve fargli trovare, per tutto il giorno, pazienti a cui fare cure canalari.

Mi salta una cura canalare da due ore e devo rimpiazzare il buco trovando un’altra cura canalare da due ore. Non la trovo, ho un buco di due ore e il collaboratore si arrabbia pure. Follia totale!

Nel nostro modello di gestione la segretaria può colmare un buco di due ore, causato da una cura canalare saltata, con un’estrazione e due otturazioni.

Perché può farlo? Perché il collaboratore sa gestire con dimestichezza endodonzia, conservativa e chirurgia estrattiva.

Altra cosa importante: il collaboratore odontoiatra deve saper fare anche le detartrasi, perché

  1. deve conoscere il maggior numero di pazienti
  2. a saperla fare bene sono pochi, anche tra gli igienisti
  3. è il primo passo per poter fare le terapie causali

La terapia causale non chirurgica è la base della parodontologia: è fondamentale che lui abbia dimestichezza nel farlo.

Attenzione, però, a non commettere l’errore opposto. Se ho inserito nel team un odontoiatra, non posso riempirgli l’agenda di igieni, altrimenti giustamente mi potrebbe dire: «Senti, cercati un’igienista!»

 

L’agenda satura o quasi

Satura al massimo l’agenda del nuovo collaboratore: qualsiasi trattamento sappia fare, fallo fare a lui.

Ripeto: toglilo dalla tua agenda e fallo fare a lui.

«Ma i miei pazienti vogliono che sia solo io a mettergli le mani in bocca!»:

ne sei sicuro o è solo una tua speranza narcisistica? Di pazienti così ce ne sono pochi, tutti gli altri passali con fiducia alle nuove leve.

Se all’inizio l’agenda del collaboratore non fosse completamente satura non preoccuparti, spiegagli che il tempo che non dedica ai pazienti lo dedicherà a seguirti mentre lavori alla poltrona o quando proponi un piano di trattamento.

Tutto questo fa parte della sua formazione.

Attenzione, però! Quando sarà diventato forte, la sua agenda dovrà essere satura: la segretaria front office non dovrà mai prendere sotto gamba l’eventuale presenza di buchi nell’agenda del collaboratore.

 

Il collaboratore come parte di una famiglia

Ti spiego ora le quattro chiavi per raggiungere questo obiettivo apparentemente impossibile:

  • La condizione fondamentale è che il collaboratore passi tanti giorni alla settimana in studio.
  • La formazione va fatta in orario extra lavorativo. Mi impegno personalmente a formare il candidato al di fuori dell’orario di lavoro. Parliamoci chiaro, il collaboratore nota immediatamente l’impegno profuso nei suoi confronti: in pochissimi altri studi verrebbe introdotto in un percorso di formazione del genere.
  • Affidategli anche compiti extraclinici. Nel nostro studio sono felice di coinvolgere in attività non cliniche i nostri collaboratori. Per esempio, mi sono fatto aiutare dalla nostra ortodontista nello svolgere i colloqui di selezione di un’assistente ed il suo contributo è stato prezioso.
  • Informatelo sull’andamento dello studio. Non mi faccio problemi a spiegare ai collaboratori come sta andando lo studio: devono sapere che fanno parte di una struttura di successo.

 

Il collaboratore e la proposta del preventivo

Il tuo collaboratore deve essere bravo anche a proporre preventivi.

Ti starai chiedendo perché, visto che ci sei già tu che li sai proporre bene.

Questo tema è fondamentale soprattutto per il collaboratore ortodontista.

Molto spesso gli ortodontisti collaboratori, quando si trovano davanti alla proposta di un preventivo, iniziano a dire cose come: «Ah, no, lo deve fare il titolare. Ah, no, lo fa la segretaria.»

Nel nostro modello di gestione, l’ortodontista viene responsabilizzato, in quanto è lui a proporre i piani di trattamento. Se li fa accettare guadagna. Se non li fa accettare, impara e farà tesoro dell’errore in vista del prossimo preventivo.

All’inizio la nostra dottoressa ortodontista era molto agitata in queste situazioni, parlava in modo molto veloce e si vergognava di dire l’importo del piano di terapia. Ora è diventata davvero forte e vanta percentuali d’accettazione del preventivo invidiabili.

Non me la sono mai presa con lei per un preventivo rifiutato e mi congratulo con lei quando invece il paziente accetta il piano proposto.

Durante i miei corsi, quando parlo di come gestire il collaboratore, spesso mi dicono: «No, non ce la faccio. Hai ragione, è un metodo che funziona, però io non ce la faccio.»

Ricorda: cambiamento vuol dire sofferenza, è un percorso lungo ed impegnativo.

Spesso il corsista ha già nel suo staff un collaboratore con cui si trova bene, ma che magari è presente in studio solo un giorno alla settimana.

Consiglio di dargli più lavoro, richiedendogli più tempo alla settimana.

Ti accorgi che lui non può darti più tempo alla settimana?
Allora fai la scelta che ho fatto io: selezionane un altro, formalo, e, quand’è il momento, manda via quello “storico”.

Soffermati su pochi collaboratori estremamente legati allo studio che danno l’anima per voi. Questo è il segreto per gestire con successo i collaboratori.

 

La ricerca del neolaureato odontoiatra o igienista

La ricerca di un odontoiatra o di un igienista è solitamente lunga e difficoltosa.

Devi andarteli a prendere prima che si laureino.

 

Ti consiglio di organizzare colloqui con ragazzi promettenti che stanno frequentando l’ultimo anno di università. Ti assicuro che trovarne uno di veramente valido è possibile. Se non hai nessun contatto con questi laureandi, ti consiglio di metterti in contatto con AISO, l’Associazione Italiana degli Studenti di Odontoiatria.

Oltre a questo, seguite la stessa procedura che seguireste per la ricerca di una ASO o di una segretaria: mettete annunci a pagamento su internet, organizzate i colloqui, ecc.

Riassumo qui le tipologie di collaboratori in cui mi sono imbattuto durante le selezioni che ho fatto:

  1. laureando dell’ultimo anno di odontoiatria o igiene dentale, in una sede universitaria vicina alla città in cui è situato lo studio
  2. neolaureato uscito da un’università spagnola
  3. neolaureato del Sud Italia
  4. neolaureato che già lavora da qualche anno nella tua città
  • Se si ha la fortuna di vivere in un centro vicino ad una sede universitaria di odontoiatria e igiene dentale, trovare un laureando all’ultimo anno è un’ottima idea. Attenzione, però! Il fatto che il ragazzo sia giovane e possa venire in studio tanti giorni non indica che sia necessariamente la persona giusta.

 

Io stesso ho preso grandi cantonate, formando candidati che sono poi stato costretto a mandare via. Altra cosa fondamentale da valutare è la quantità di tempo dedicata, durante il periodo universitario, al tirocinio sul paziente.

È molto più importante aver fatto tanta pratica su un paziente che essersi laureato con 110 e lode e non aver mai preso in mano una turbina.

  • Il neolaureato uscito da un’università spagnola è estremamente interessante, perché solitamente ha fatto tanto tirocinio clinico. Il rovescio della medaglia è che la maggior parte di loro è figlia di dentisti ed è veramente difficile contattarli se vivono nella tua zona.
  • Il neolaureato del Sud Italia è un candidato che solitamente risponde agli annunci messi in Rete. Sono persone estremamente intraprendenti, disposte a mollare tutto e cambiare vita pur di poter praticare il lavoro per cui hanno duramente studiato per sei anni. Nutro per loro grande ammirazione. L’unico problema è che molto spesso non hanno avuto l’opportunità di fare sufficiente pratica sul paziente durante il periodo universitario. Questo non li esclude dalla selezione, ma comporta un periodo di training più elevato.
  • Il neolaureato che lavora da qualche anno nella tua città è una figura per la quale non nutro grande simpatia. Molto spesso mi sono trovato davanti ragazzi che mi chiedevano: «Io non faccio igieni, prendo il 40%, ma qui non si fa nero?». Se la conversazione inizia così, indicagli gentilmente la porta.

Ci sono, però, eccezioni. Se un membro dello staff conosce un ragazzo giovane, con cui ha lavorato presso un altro studio, potrebbe essere una bella occasione, quindi ti consiglio di organizzare un colloquio. Forse non sarà possibile chiedergli di venire da voi cinque giorni alla settimana, ma magari riuscite a strappargliene tre, che comunque non è male.

 

Qui sotto ti lascio un facsimile dell’annuncio da mettere in Rete:

“Lo studio dentistico D’Amelio SRL di Mestre cerca collaboratore odontoiatra neolaureato da formare. Le sue mansioni saranno detartrasi, terapie causali, conservativa e chirurgia estrattiva.

Il Dott. Michele D’Amelio, è un dentista socio attivo AIOP, EAED e IAED, ed è relatore a corsi e congressi nell’ambito della protesi fissa, da più di quindic’anni.

Al candidato sono richiesti quattro giorni a settimana e la volontà, nei primi tempi, di seguire il Dott. D’Amelio. All’inizio il candidato seguirà il dottore per poi lavorare in autonomia con agenda satura e sempre seguito da un’assistente.

Teniamo molto alla formazione del collaboratore. Per questo il neolaureato verrà inserito in un percorso di formazione gestito direttamente dai dottori Michele e Francesco D’Amelio. Al candidato sarà inoltre data la possibilità di frequentare gratuitamente il corso di protesi fissa del dott. Michele D’Amelio.

Se sei un giovane neolaureato che vuole eccellere professionalmente, non farti scappare un‘occasione come questa ed inviaci il tuo CV: saremo lieti di renderti parte integrante di un team vincente.”

 

Ti ripeto ancora il mio consiglio di concentrarti sul carattere della persona che hai davanti durante il colloquio.

Le nozioni teoriche si apprendono, la manualità migliora, la velocità d’esecuzione aumenta, ma il nucleo emotivo di una persona non cambia.

 

Bene Collega, un altro tassello si aggiunge al nostro mosaico, ma le informazioni non sono finite qui. Ti aspetto per il prossimo articolo!

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